“Fairy Oak – Il destino di una fata” – Elisabetta Gnone

Se potessi fare le valigie e trasferirmi a Fairy Oak, lo farei senza pensarci due volte. Probabilmente finirei per lavorare alla Gazzetta di Fairy Oak insieme a Vaniglia, o per aprire una casa editrice di libri magici insieme a qualche fatina. Certamente visiterei il museo dedicato al Capitano e resterei per ore ad ascoltare la lenta voce di Quercia, che tutto conosce.

In mancanza di un luogo fisico da poter chiamare “Fairy Oak”, mi limito a immergermi nei libri di Elisabetta Gnone, che anche questa volta ci permette di immergerci in una favola dal sapore antico.

Amo questa serie perché fa riscoprire tutta la bellezza dei tempi passati, del calore della casa, dell’intensità dell’amicizia e dell’amore. E ogni volta che si torna a Fairy Oak è un po’ come tornare a casa da un lungo viaggio.

Leggere la storia di Felì e delle gemelle Vaniglia e Pervinca da un punto di vista esterno e onniscente ha donato quel tocco in più al racconto, che sembra aver trovato una dimensione ancora più affascinante di prima. Pur ripercorrendo le tappe di una storia già conosciuta, i nuovi aneddoti e segreti svelati contribuiscono a non rendere mai la storia noiosa o ripetitiva.


Mi sono ritrovata a Fairy Oak con le stesse sensazioni che provavo da bambina, alla prima edizione del primo libro, tirando un sospirone all’ultima pagina. La lettura finisce sempre troppo in fretta e non si è mai pronti a dire addio a personaggi e storie che ci hanno tanto tenuto incollati alle pagine.


A quando il prossimo viaggio a Fairy Oak?

Fiocchi: 5/5 🎀 🎀 🎀 🎀 🎀

“La storia perduta” – Elisabetta Gnone

È stato come tornare a casa dopo un lungo viaggio.

Entri pian piano dalla porta e torni a respirare il profumo degli anni passati, ma ti senti ancora spaesata e ti sembra tutto così diverso… o forse sei tu che sei solo cresciuta! Poi però qualcosa va a toccare proprio le corde giuste ed ecco che il mondo di Fairy Oak torna a circondarti e ad accoglierti.


Quello che ho sempre amato di questa saga è la capacità di rendere ogni momento un’avventura. Anche la vita quotidiana di un piccolo villaggio fatato, con le vicessitudini di un gruppo di giovani amici, coinvolgono e catturano come il miglior romanzo di sempre.


Ciò che apprezzo di più della serie di Fairy Oak (e di questo suo capitolo) è la capacità di farci riscoprire la natura, la bellezza dell’alternarsi delle stagioni, delle mareggiate, dei venti.

Fairy Oak, pur essendo un racconto di fantasia, mostra la realtà più di quanto immaginiamo. Ci riporta fuori, tra campi verdi e spiagge selvagge, in mezzo agli animali, in una vita più semplice che invidio e ammiro.

È questo il bello dei romanzi di Elisabetta Gnone: saperci riportare alla realtà, attraverso la fantasia.

Ed è così che una ricerca di storia e un’antica leggenda ci insegnano quanto siano importanti gli animali, gli alberi, il mondo che ci circonda.


Ho ritrovato i personaggi che mi hanno fatta sognare da piccola… li ho rivisti cambiati, cresciuti, eppure sempre fedeli a loro stessi. Ho ascoltato le loro voci, diverse e mature, raccontare leggende e storie perdute, giochi e ricerche scolastiche. E mi sono immaginata in mezzo a loro, un’amica in più nella Banda, strega o umana, ma parte di un qualcosa di grande ed estremamente familiare.


Forse, in un altro universo, un’altra versione di Olga vive proprio a Fairy Oak, in una casetta di mattoni ricoperta da rose rampicanti, poco distante da Casa Periwinkle.
Anzi, sono fermamente convinta che sia davvero così.
Perché io, a Fairy Oak, mi sento a casa.

Fiocchi: 5/5 🎀🎀🎀🎀🎀