Si cambia.

Quante volte, nella vita, si cambia?
Ogni giorno, probabilmente. Le nostre cellule mutano, cade qualche capello, parti del nostro corpo crescono o diminuiscono in base a quello che la natura comanda, la pelle si rinnova e magari ingrassiamo di qualche grammo.

E ogni anno, quando a gennaio si stendono mille nuovi propositi. Si cambia la strada per andare a scuola o al lavoro…o magari si cambia proprio la stessa scuola o lo stesso lavoro. Si cambia la routine giornaliera e la si riadatta al tempo libero, si cambiano i biscotti da inzuppare nel té durante la colazione oppure si sostituisce la cioccolata fondente con quella alla nocciola, tanto per.

E ogni istante, quando nel marasma dei nostri pensieri improvvisamente ne arriva uno nuovo. Einstein diceva che un cervello che ha sviluppato una nuova idea non è più in grado di ritornare allo stato che aveva quando essa non esisteva ancora. Cambiamo per evolverci, quindi, senza possibilità di tornare esattamente quelli che eravamo un istante fa, un anno fa, un giorno fa.

Il cambiamento è bello. E’ positivo. Fa parte della vita e ci aiuta a crescere. E’ questo quello che ci inculcano fin da piccoli.
Quando cambi da adulto, al contrario, molto spesso è visto come un evento negativo.
“Sei cambiato!”, ci urlano contro, “Non sei più lo stesso!”
Come se il nostro mutamento fosse una catastrofe.

La verità è che in ogni cambiamento c’è del buono e del cattivo. C’è del buono se ci permette di migliorare, di scacciare la timidezza o pensieri negativi. C’è del buono se ci fa davvero crescere o se ci porta ad amarci di più.

Ma quando il cambiamento ci fa assomigliare di più a chi dovremmo dimenticare, ecco, allora in quel caso è negativo. A volte succede.
Ci annulliamo un po’ per qualche assurdo motivo. Ci rendiamo più simili a chi vorremmo e non possiamo avere, a chi sogniamo di essere e non possiamo essere. E questo non va bene.
In quel caso bisogna invertire la rotta e no, non tornare indietro. Non si può. Bisogna andare avanti, ma tornando ad essere quelli che eravamo. Cambiati, ma attraverso le nostre scelte e le nostre abitudini create su misura, non quelle degli altri.
E, chissà, magari finiremmo per dimenticare proprio quella persona che ci ha portato ad essere così incoscienti da abbandonare noi stessi per non ottenere niente…

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