Punto di vista.

Mi fissava, con l’aria di sfida e l’impazienza di chi vuole una risposta sensata anche quando la logica non ha spazio di esistere. Faticavo a sostenere il suo sguardo: quei due occhi che mi avevano fatto innamorare di lei, così glaciali e penetranti, ora avevano la sembianza di un caldo mare tropicale. Non erano mai stati tanto belli. Due pozze di acqua limpida, inondate dagli ultimi raggi di sole di quel settembre che non potremo mai dimenticare.
Per una perfida ironia del destino, i suoi occhi diventavano ancora più attraenti, quando piangeva.
Mi sentivo impotente, a non poter fermare quelle lacrime, a dover trattenere le mie.

Il mascara le colava sulla guance, che presi tra le mie mani, nel vano tentativo di consolarla. Come in un gioco tra bambini, cercavo di eliminare il dolore con un bacio: sulla fronte, sugli zigomi morbidi, sul naso, sulla punta delle dita. Realizzai solo dopo di non riuscire a staccarmi da lei, persistendo in quel contatto, spaventato dall’idea che potesse smaterializzarsi davanti ai miei occhi, come fosse stata un sogno. Ero io a non volerla più, ma l’idea di perderla distruggeva. Ad ogni tocco, la sentivo ritrarsi, prima di tornare a stringermi più forte. Ogni fibra del suo corpo mi respingeva, per poi aggrapparsi a me nella speranza di trattenermi. Un solo istante era bastato perché smettesse di sentirsi mia, perché non si lasciasse più toccare come aveva sempre fatto. Al contempo, però, cercava in ogni carezza un modo per non perdermi, incapace di arrendersi alle mie parole spezzate.

Come si fa a lasciare qualcuno? A trovare una risposta valida a tutti i perché che ci assalivano in quel momento? Sapevo che nella sua mente vorticavano mille domande identiche alle mie.

«Cos’ho sbagliato?», era riuscita a chiedermi, un attimo prima di crollare. Cos’aveva sbagliato? Non lo sapevo nemmeno io. Amavo ogni dettaglio della nostra storia, ogni ricordo dei momenti passati insieme. Avevo amato lei, più di quanto avrei creduto di essere capace, tuttavia non abbastanza. Ci eravamo chiusi nelle nostre mura senza lasciar entrare l’altro. Un motivo non esisteva, era successo e basta. E io non sapevo come uscirne, pur consapevole che lei non avrebbe mai mollato. Da sola, credo, sarebbe riuscita a far crollare ogni masso, ma io non avevo la forza e la pazienza di aspettare che tutto quello che c’era stato ritornasse, né il masochismo di lasciarmi logorare dai miei sentimenti così confusi.
Lei non ha mai saputo arrendersi. Io sì. E forse è proprio per questo che so andare avanti.
(e t’invidio immensamente per questo)

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Osserva e scrivi.

Osserva una foto e fanne un racconto. Osserva una foto e fanne un racconto.

Sono una donna? Sono un uomo? Sono una barca nella bufera? Chi sono? Cosa sto facendo?
Osserva…
Ma se chiudo gli occhi, tutto appare più chiaro.
Sono il vento, e turbino intorno ai lampioni ghiacciati, smuovo le barche aggrappate alla riva, mi infilo nei vicoli nascosti nell’ombra e soffio e spiro e mi sento come se niente potesse fermarmi. Sono vita e sono distruzione e arrivo ovunque, sono ovunque. Corro, corro per le strade deserte e i moli di legno che sta marcendo. Sfioro l’acqua gelida e vi penetro dentro, perdendomi dopo pochi centimetri nell’angoscia delle onde notturne. E grido e mi dimeno, per scacciare le nuvole e ritrovare la luna, per spargere la neve sulle strade vuote e accoccolarmi sul suo manto soffice. Ricopro tutto e dove non riesco a battere, lo raggiungo con mulinelli feroci. Sono rabbioso, ma anche calmo. Sono ansia e conforto. Sono qualunque cosa io possa desiderare. Sono aria, sono aria.

Plot twist.

Ho conosciuto un ragazzo, qualche tempo fa.

È bello.
Ha sempre le scarpe pulite e lucidate.
Non ha mai un capello fuori posto.
Mette i maglioni con sotto la camicia.
È elegante.
Mi invita fuori a cena.
Paga sempre il conto.
Mi passa a prendere alle sette e non fa mai tardi.
Lavora in un posto dove serve avere giacca e cravatta.
Mi riempie di regali.
Ha la macchina più spaziosa su cui sia mai salita.
Ha una playlist solo con canzoni che piacciono a me.
Non dice parolacce ed è sempre gentile.
Mi tratta come se fossi una principessa.
Mi sfiora con riguardo prima di stringermi.
Mi appoggia in ogni mio sogno, anche il più strampalato.
Ammira quello che faccio.
Mi parla tanto, non c’è mai silenzio tra noi.
Cerca sempre di farmi ridere.
Mi fa sentire importante.
Mi vuole vedere felice.
Trova sempre tempo per me.
Ed è perfetto in tutto.

Ma non è te.