Cosa vale davvero. 

Succede così, senza preavviso e senza quasi rendersene conto. Un giorno apri gli occhi e ti rendi conto di essere diversa. Diversa da un mondo in cui la gente guarda all’essere migliore di un nemico immaginato, senza curarsi di diventare più buona. Diversa da un mondo dove far vedere di aver ottenuto un risultato solo allo scopo di infamare gli altri è l’unico obiettivo che ci si prefissa. Diversa da un mondo dove un oro va guadagnato anche a costo di perdere tutto il resto.

Non fraintendetemi: i sacrifici sono un’altra cosa. I sacrifici vanno fatti, più volte, per tanto tempo…sono il motore che aiuta a raggiungere le vette più alte. Si sacrifica il tempo libero e qualche divertimento in più, si sacrificano soldi e ore di affetto. Ne deve valere la pena ma soprattutto non deve assolutamente portarci a cambiare la nostra etica, il nostro modo di pensare, l’amore per quello che si fa e i propri amici.

Un giorno mi era stato inculcato quanto importanti fosse battere gli altri. Far vedere loro chi siamo e quanto siamo bravi. Vincere tutto perché è giusto così, perché perdere fa schifo e soprattutto perché il nostro avversario non meritava quel determinato successo. Si gioca per vincere, altrimenti tanto vale, meglio neanche provarci. Mi era stato spiegato quanto speciali ci si sentisse a essere in quel giro, dove conta chi ha gli agganci giusti più che chi ha l’amore per quello che fa, dove un soldo in più fa la differenza e ti porta ad andare lontano e a lasciare indietro chi magari fatica più di te per un obiettivo, ma non ha abbastanza soldi o “amici giusti” per arrivarci.
Mi era stato imposto di starmene in disparte, perché non ero abbastanza. Potevo imparare, certo, quello lo possono far tutti. Ma non valeva la pena aiutarmi, insegnarmi, provare con me.
Lì, io non ero abbastanza.

Oggi ho aperto gli occhi. E di quel mondo che credevo fosse il mio non voglio più far parte.

Ho capito che non conta essere migliori degli altri, ma solo migliori di come si era ieri.
La vera vittoria è battere sé stessi, le proprie paure e i limiti che ci eravamo imposti. Non c’è oro al mondo che possa valere tanto.
Non conta dimostrare qualcosa, ma andare a letto ogni sera fieri di quello che abbiamo fatto, anche dei nostri errori, che ci hanno aiutati a capire come non sbagliare più.
Tra un mese, un anno, una vita, la cosa importante non saranno le medaglie appese al muro, ma la presenza di affetti veri e la consapevolezza di aver dato il nostro meglio con amore e felicità.
La gioia per una vittoria è effimera e di poco valore, se non la si condivide. La fierezza di un traguardo raggiunto non vale niente, se passiamo la vita a combattere un nemico altro da noi. L’unico nostro avversario è l’immagine che vediamo allo specchio.

Voglio lottare per questo. Per annientare le mie paure e oltrepassare i miei limiti. Per ottenere la vittoria di una felicità duratura e per la bellezza di stare con chi condivide il mio punto di vista. Per fermarmi, un giorno, e non rimpiangere niente, neanche le sconfitte. Vale di più un ultimo posto per cui abbiamo vinto contro noi stessi, piuttosto che un podio di invidie e scontri.

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Caos ovunque.

Godot non arriva, Godot non arriva mai. Se qualcuno leggesse i miei pensieri, diventerebbe pazzo. Caos ovunque, galassie in movimento, turbinio di emozioni e tsunami che mi corrono sul viso. È così bello, è così difficile. Odio le cose facili, sono false. Sono quelle complicate a valerne la pena. Non è sbagliato essere complicati, ma nessuno lo capisce.