“Tutta colpa di Mr Darcy”

Un libro per le fan più accanite di Jane Austen, che sognano di incontrare il loro Mr Darcy, tenebroso ma dal cuore d’oro, in grado di conquistare non a primo impatto, ma dopo una conoscenza più approfondita. Tutto questo in una bella villa settecentesca della campagna inglese…

La storia.

Jane è una giovane americana innamorata dei romanzi di Jane Austen. Single e con un passato di storie d’amore andate malissimo, sogna di incontrare il suo Mr Darcy, passando ore davanti alla tv a guardare i dvd di “Orgoglio e Pregiudizio”. Alla morte di una zia, scopre di aver vinto in eredità un viaggio di due settimane in Inghilterra, nella tenuta di Pembrook Park, un posto dove costumi d’epoca, usanze settecenteschi e balli signorili permettono di vivere il sogno austeniano. Che sia il modo perfetto per incontrare Darcy? O per lasciarsi alle spalle questo sogno adolescenziale? La finzione della vita a Pembrook Park non è esattamente quella che Jane si aspettava…

I temi.

La letteratura, in primis, dell’Inghilterra del 1700. L’etichetta e i costumi dell’epoca di “Orgoglio e Pregiudizio”.
L’amore, visto nella chiave comica di chi ancora sogna in grande.
Infine, la realtà, che a volte stupisce più della fantasia.

Sì o no.

Nì. E’ un libro carino, fresco e divertente, perfetto per un pomeriggio spensierato. Ma, al tempo stesso, non si parla certo di un grande capolavoro di letteratura! Resta comunque una storia molto originale e ben scritta, articolata in momenti di divertimento e in pause di riflessione che tutti possiamo condividere in toto! Approvato, se non si cerca una grande lettura.

Per chi lo consiglio.

Per chi ama i romanzi della Austen, per chi sogna il principe azzurro, per chi spera che l’amore arrivi (e resti!).

Dettagli tecnici.

Tutta colpa di Mr Darcy
Shannon Hale
Traduzione di Annalisa Crea
Piemme
18,50 euro

La strada giusta.

Da una settimana a questa parte, ogni volta che vado in palestra ricevo un qualche complimento. Mi si avvicina ogni giorno una persona diversa, che mi incontra spesso o magari mai vista prima, solo per dirmi una parola gentile. “Ma sei bravissima!” “Si vede che sei una ragazza seria” “Ci metti davvero tutta te stessa nello sport!” e avanti così.

Magari non merito nemmeno tutti questi complimenti. C’è chi si impegna il doppio di me, chi si allena con molto più metodo e costanza, chi potrebbe pensare che io sia davvero stupida a fare così tanto, così come chi ritiene che allenarsi anche per chi non lo fa sia davvero da idioti (effettivamente…).

Ma tutto questo mi ha dato da pensare.
Perché sì, oltre al fatto che è davvero bellissimo sentirsi dire parole gentili così spesso e da così tante persone, c’è un fondo di verità nei loro complimenti.
Migliorano la giornata, ti rafforzano se stai vivendo un momentaccio, ti incoraggiano a impegnarti ancor di più, ti spingono a non buttare via niente. Ma al tempo stesso fanno riflettere.

Io faccio tanto, forse anche troppo, per lo sport. Passo più ore in palestra che a casa e, anche lì, sto ferma praticamente solo per studiare e dormire. Ma perché lo faccio? Perché ne ho voglia? Perché mi piace faticare, sudare o avere ematomi ovunque? Perché amo l’idea di non riuscire mai a portare a termine quello che vorrei? Non credo.

Ci sono giorni in cui nemmeno io vorrei prendere, uscire e andare in palestra. Giorni in cui un minuto di plank mi dà il voltastomaco o anche l’idea di fare una spaccata mi fa sbuffare. Ci sono giorni in cui, poi, la voglia di fare anche ciò che amo di più, per un motivo o per un altro, si annulla totalmente…e preferirei tornarmene a casa e stare tutto il giorno sul divano a leggere, perché a stare in palestra mi sembra di sprecare il mio tempo.

Capita, la vita fa schifo a volte.

Ma sapete che succede? Lo faccio comunque. Mi alzo dalla sedia della scrivania, prendo lo zaino e vado in palestra. Corro, salto, faccio il plank che tanto odio, faccio stretching fino a che non sento più i muscoli.
E sapete perché? Perché non ha proprio senso buttare via tutti i sacrifici fatti solo perché qualcosa non sta andando come si vorrebbe. Perché, nonostante tutto, lo sto facendo anche per me stessa, perché non mi piace proprio l’idea di arrendermi.
Perché è proprio in quei giorni che un piccolo complimento da un perfetto sconosciuto ti fa capire che, a prescindere da chi sei e da dove sei, stai facendo qualcosa di buono. Se la gente nota il tuo impegno e la tua passione anche quando sei giù, pensa a quando sarai al tuo meglio!

E perché, infondo, quando è piena di inciampi, è la strada giusta.

 

Come un topolino sotto la doccia – #tongueouttuesday

Molto spesso malinterpretiamo i comportamenti animali, pensando che siano carini, perfetti per una foto da instagrammare, talmente umani da farci sorridere.

E’ successo di recente con un topolino, che sembrava farsi la doccia per le strade della sua città, felice e contento mentre si strofinava addosso il sapone con le sue zampette. Proprio come farebbe un essere umano. Ma era un topo. Non un essere umano.

Il video del topolino ha fatto velocemente il giro del mondo, sotto forma di meme, causando un sorriso a tutti coloro che l’hanno visto.
“Oh ma che carino!” “Guarda, si fa la doccia!”

Eppure no, non si stava facendo la doccia. Stava soffrendo, perché qualche essere umano, per errore o per scherzo (e voglio sperare nella prima ipotesi), gli ha gettato addosso del sapone, cosa estremamente nociva e tossica per un animaletto di quella taglia. Il topolino non si stava certo lavando con gioia, ma stava invece cercando di togliersi di dosso tutto quel sapone, che gli causava un enorme disagio.
Non più così carino, vero?

Di recente, in un famoso account instagram a tema felini, è comparso un hashtag. #tongueouttuesday
Cosa stava a indicare?
Foto e video in cui i nostri gatti domestici si presentavano con la linguaccia. Un’azione apparentemente innocua, divertente e tanto carina. Come se i gatti si mettessero in posa per una foto, giusto?
Certo, se non fosse che non è assolutamente normale, per un gatto, starsene con la lingua di fuori a penzoloni.

La mia gatta è morta esattamente una settimana dopo aver iniziato a “fare la linguaccia”. Di certo non mi stava sbeffeggiando per ottenere uno scatto per Instagram. Mi stava comunicando, a modo suo, la sua sofferenza. Cos’aveva? Un tumore alla bocca, pressoché incurabile.

Certo, non è una linguetta dimenticata fuori ogni tanto a dover preoccupare i “padroni” dei felini del mondo…ma bisogna stare attenti ai sintomi che ci appaiono così strani. Per un cane è naturale tirare fuori la lingua, per un gatto no (o non sarebbe un gesto tanto buffo).
Dolore ai denti, problemi neurologici, affaticamento, colpi di calore, avvelenamento, mal di gola, infezioni all’intestino, tumori…sono questi alcuni tra i motivi per cui un gatto è spinto a fare una linguaccia. Non certo per apparire carino in una foto.

Quando veniamo a contatto con video o foto di animali sul web, chiediamoci sempre: ma è normale per quell’animale agire così?
Documentiamoci, informiamoci, capiamo cosa sta accadendo, prima di condividere video e foto e fare di quell’animale un esempio sbagliato di meme. Forse, con una presa di coscienza e denunciando l’accaduto sui nostri account social, potremo salvare la vita a qualche animale.

Grazie♥