“La donna silenziosa”

Un thriller che tiene incollati fin dalla prima pagina. Una storia di amicizia e ossessioni in grado di catturare e lasciare in suspance fino all’ultimo. Un mistero dai mille risvolti e un unica costante: la psiche umana è complicata!

La storia.

Kate, giardiniera e amante dei cavalli, viene a sapere che la giovane Rosie Anderson, giovane compagna di classe della figlia, è scomparsa. Quando viene ritrovato il cadavere della ragazza, tutta la città inizia a chiedersi chi sia stato il colpevole dell’omicidio e perché proprio Rosie sia morta, lei che era una ragazza buona e senza nemici. Kate si avvicina perciò alla madre di Rosie, sua amica, per consolarla e aiutarla ad elaborare il lutto e ad affrontare il momento difficile. Nella vita apparentemente perfetta di Rosie, però, ci sono tanti fantasmi che fanno pensare che il colpevole dell’omicidio sia più vicino di quanto si pensi…

I temi.

Le apparenze che ingannano sempre, le vite distrutte che restano dietro a una facciata di ricchezza. Le ossessioni, i disturbi della psiche, la difficoltà della vita di una ragazza in una famiglia agiata. I segreti nascosti e occultati dietro a un corpo invidiabile. Ma anche l’amicizia sincera, l’amore per gli animali e per la famiglia, in un contrasto tra due realtà che si incontrano.

Sì o no.

Decisamente sì: è un bellissimo thriller psicologico, che svela e non svela, che cattura e porta con sé. Perfetto per chi ama la suspance, ma non l’orrore. Unico flop? Si intuisce chi sia il colpevole già da metà romanzo…peccato!

Per chi lo consiglio.

Per i fan dei thriller e per chi cerca una storia avvincente. Per chi ama scoprire i segreti oscuri delle famiglie più ricche e importanti, per chi non sopporta le ingiustizie e per chi resta fermo e leale nelle sue opinioni. Infine, per chi ama i cavalli, che sono una componente importante della storia.

Dettagli tecnici.

La donna silenziosa
Debbie Howells
Traduzione di Beatrice Messineo
Newton Compton Editore
Disponibile in e-book
10 euro

“Tutta colpa di Mr Darcy”

Un libro per le fan più accanite di Jane Austen, che sognano di incontrare il loro Mr Darcy, tenebroso ma dal cuore d’oro, in grado di conquistare non a primo impatto, ma dopo una conoscenza più approfondita. Tutto questo in una bella villa settecentesca della campagna inglese…

La storia.

Jane è una giovane americana innamorata dei romanzi di Jane Austen. Single e con un passato di storie d’amore andate malissimo, sogna di incontrare il suo Mr Darcy, passando ore davanti alla tv a guardare i dvd di “Orgoglio e Pregiudizio”. Alla morte di una zia, scopre di aver vinto in eredità un viaggio di due settimane in Inghilterra, nella tenuta di Pembrook Park, un posto dove costumi d’epoca, usanze settecenteschi e balli signorili permettono di vivere il sogno austeniano. Che sia il modo perfetto per incontrare Darcy? O per lasciarsi alle spalle questo sogno adolescenziale? La finzione della vita a Pembrook Park non è esattamente quella che Jane si aspettava…

I temi.

La letteratura, in primis, dell’Inghilterra del 1700. L’etichetta e i costumi dell’epoca di “Orgoglio e Pregiudizio”.
L’amore, visto nella chiave comica di chi ancora sogna in grande.
Infine, la realtà, che a volte stupisce più della fantasia.

Sì o no.

Nì. E’ un libro carino, fresco e divertente, perfetto per un pomeriggio spensierato. Ma, al tempo stesso, non si parla certo di un grande capolavoro di letteratura! Resta comunque una storia molto originale e ben scritta, articolata in momenti di divertimento e in pause di riflessione che tutti possiamo condividere in toto! Approvato, se non si cerca una grande lettura.

Per chi lo consiglio.

Per chi ama i romanzi della Austen, per chi sogna il principe azzurro, per chi spera che l’amore arrivi (e resti!).

Dettagli tecnici.

Tutta colpa di Mr Darcy
Shannon Hale
Traduzione di Annalisa Crea
Piemme
18,50 euro

La strada giusta.

Da una settimana a questa parte, ogni volta che vado in palestra ricevo un qualche complimento. Mi si avvicina ogni giorno una persona diversa, che mi incontra spesso o magari mai vista prima, solo per dirmi una parola gentile. “Ma sei bravissima!” “Si vede che sei una ragazza seria” “Ci metti davvero tutta te stessa nello sport!” e avanti così.

Magari non merito nemmeno tutti questi complimenti. C’è chi si impegna il doppio di me, chi si allena con molto più metodo e costanza, chi potrebbe pensare che io sia davvero stupida a fare così tanto, così come chi ritiene che allenarsi anche per chi non lo fa sia davvero da idioti (effettivamente…).

Ma tutto questo mi ha dato da pensare.
Perché sì, oltre al fatto che è davvero bellissimo sentirsi dire parole gentili così spesso e da così tante persone, c’è un fondo di verità nei loro complimenti.
Migliorano la giornata, ti rafforzano se stai vivendo un momentaccio, ti incoraggiano a impegnarti ancor di più, ti spingono a non buttare via niente. Ma al tempo stesso fanno riflettere.

Io faccio tanto, forse anche troppo, per lo sport. Passo più ore in palestra che a casa e, anche lì, sto ferma praticamente solo per studiare e dormire. Ma perché lo faccio? Perché ne ho voglia? Perché mi piace faticare, sudare o avere ematomi ovunque? Perché amo l’idea di non riuscire mai a portare a termine quello che vorrei? Non credo.

Ci sono giorni in cui nemmeno io vorrei prendere, uscire e andare in palestra. Giorni in cui un minuto di plank mi dà il voltastomaco o anche l’idea di fare una spaccata mi fa sbuffare. Ci sono giorni in cui, poi, la voglia di fare anche ciò che amo di più, per un motivo o per un altro, si annulla totalmente…e preferirei tornarmene a casa e stare tutto il giorno sul divano a leggere, perché a stare in palestra mi sembra di sprecare il mio tempo.

Capita, la vita fa schifo a volte.

Ma sapete che succede? Lo faccio comunque. Mi alzo dalla sedia della scrivania, prendo lo zaino e vado in palestra. Corro, salto, faccio il plank che tanto odio, faccio stretching fino a che non sento più i muscoli.
E sapete perché? Perché non ha proprio senso buttare via tutti i sacrifici fatti solo perché qualcosa non sta andando come si vorrebbe. Perché, nonostante tutto, lo sto facendo anche per me stessa, perché non mi piace proprio l’idea di arrendermi.
Perché è proprio in quei giorni che un piccolo complimento da un perfetto sconosciuto ti fa capire che, a prescindere da chi sei e da dove sei, stai facendo qualcosa di buono. Se la gente nota il tuo impegno e la tua passione anche quando sei giù, pensa a quando sarai al tuo meglio!

E perché, infondo, quando è piena di inciampi, è la strada giusta.