Accettazione

Chiedere, credere, ricevere. Tre parole che sembrano così semplici, eppure non lo sono affatto. Chiedere a sé stessi qualcosa, che sia una rinuncia o un impegno, non è mai facile I vizi e la cattive abitudini del passato sono duri a morire.

Una volta ho letto una frase che diceva che esiste sempre una possibilità, se continui a provarci. Ma io non voglio più solo ”provarci”. Voglio riuscirci, sono un gradino più in alto.

Potrei parlare di mille cose, in queste parole, oppure di una sola. Chissà.

Si dimentica?

Si dimentica, qualche volta, quando qualcosa non fa parte della tua vita da qualche tempo. Quando i tuoi giorni sono occupati e non c’è il tempo per pensare ad altro, se non al presente.

Ma torna con prepotenza, se incontri ancora ciò che avevi scordato. Ti sconvolge la vita un’altra volta, assillandoti con dubbi e incubi. Ti porta a smettere di gioire per ciò che fino a poco prima ti rendeva felice.

E ti odi, ti odi perché ancora una volta ciò che non dimentichi ha rovinato tutto. E capire cosa vuoi davvero diventa ogni volta più difficile.

Esseri umani.

La storia di Norma Cossetto è l’emblema dei drammi e delle sofferenze delle donne Istriane negli anni dal 1943 al 1945. La loro colpa? Essere mogli, madre, sorelle, figlie di persone ritenute condannabili dal regime.

Quante volte abbiamo sentito parlare della tragedia delle foibe? Io, personalmente, ho trascorso anni e anni di scuola senza mai averle sentite nominare. Al contrario, la Shoa era protagonista indiscussa di lezioni e incontri del mese di gennaio, fin dai primi anni di elementari.

Perché lo stesso trattamento non è stato riservato alle Foibe? La Giornata del Ricordo, istituita solo negli ultimi anni, è ancora sconosciuta ai più. Passa in sordina, così come tutta la storia della tragedia, quasi fosse meno importante.
Il genocidio degli ebrei ha più importanza, forse. Ma perché? Perché numericamente maggiore o perché una vittima del suo credo fa meno impressione rispetto a una vittima politica?

Molti istriani, vittime delle foibe, erano fascisti, è vero. Il Fascismo è un reato nello Stato Italiano attuale. Ma, a quei tempi, era la normalità. Una banale corrente politica come ce ne sono tante, anche oggi. La colpa dei morti nelle foibe era il loro credo politico, in parte. Un credo che li ha fatti cancellare dalla memoria collettiva, quasi meritassero le loro sofferenze solo perché “erano fascisti”.

Erano esseri umani, ecco come la penso io.
Fascisti, nazisti, ebrei o mussulmani. Erano umani.
Persone come noi, che, nell’ottica del loro tempo, chiedevano solo di essere italiani. E la loro tragedia non va lasciata dentro un vecchio cassetto.

Norma Cossetto era una di loro. Una giovane ragazza della mia età, che amava studiare e imparare e che è stata uccisa con una brutalità che non riusciamo neanche a immaginare. Molti dei suoi carnefici hanno vissuto una bella vita, con tanto di pensione pagata dallo stato.
Una vergogna, un’enorme vergogna. Molto più dell’essere fan dei fasci, a mio avviso.

Norma nasce il 7 maggio 1920 a Santa Domenica di Visinada, piccolo borgo istriano, da genitori benestanti per gli standard dell’epoca. La vita di Norma è caratterizzata dallo studio, dal desiderio di diventare educatrice e da una grande passione per le lingue straniere. Proviene da una famiglia fascista, come molte altre durante quegli anni. Pur restando disinteressata rispetto alla politica, Norma è a tutti gli effetti una ragazza fascista.

Suo padre, Giuseppe, è Commissario governativo delle Casse Rurali per l’Istria, Podestà di Visinada e segretario del Fascio locale. Prima dell’inizio della guerra, diventa Capo Manipolo della Milizia Volontaria per la sicurezza nazionale, confermandosi uno tra i più importanti esponenti del fascismo istriano.

Nel 1943, Norma ha 23 anni ed è una giovane laureanda in Lettere e Filosofia all’Università di Padova, dove sta preparando la tesi intitolata L’Istria Rossa, dedicata allo studio del territorio istriano. Proprio in quel periodo, la caduta del fascismo e l’arrivo dei partigiani di Tito nel territorio dà il via a una serie di minacce dirette verso i componenti della famiglia Cossetto.

Arriva il 26 settembre. Per Norma è una normalissima giornata di inizio autunno, quella in cui viene arrestata dai partigiani locali – italiani fedeli a Tito che vivevano nello stesso paese della giovane, non certo titini – . Condotta in Caserma, i partigiani le promettono libertà se avesse accettato di collaborare con il Movimento Popolare di Liberazione, diventando Croata. Al netto rifiuto di Norma, la giovane viene rinchiusa a Parenzo e successivamente trasferita ad Antignana, dove viene violentata da 17 aguzzini, spogliata, legata ad un tavolo e brutalmente stuprata più volte. Tutte le donne catturate insieme a lei sono costrette a subire la stessa sorte.

La giovane studentessa istriana, con la sola colpa di provenire da una famiglia fascista, viene seviziata per giorni, legata con il fil di ferro, violentata e successivamente gettata viva nella foiba di Villa Surani, vicino ad Antignana. E’ la notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943.

Solo il 10 dicembre dello stesso anno, dopo la cattura dei partigiani titini ad opera dei tedeschi (e ricordiamoci che i tedeschi erano fedeli al nazismo, in questo stesso periodo storico), i Vigili del Fuoco di Pola recuperano la salma di Norma, in condizioni disumane.  Chi è il cattivo? Forse tutti, a questo punto.

Dei suoi 17 torturatori, ne vengono arrestati e condannati a morte soltanto 6. Io, contraria da sempre alla pena di morte, avrei preferito che venissero condannati tutti quanti, piuttosto che sapere che 11 di loro vissero poi una vita normalissima. Ma magari l’onta degli atti commessi gli tolse il sonno. Speriamo.

La tragedia delle foibe è il frutto di un male ontologico, che si rifiuta di vedere l’essere umano al di là delle ideologie. Gli istriani, a prescindere dal loro credo politico, erano uomini e donne che si sentivano italiani e che chiedevano soltanto di restare italiani.

L’essere umano, al di là delle ideologie. Non dovremmo mai scordarci questa frase.